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Ashtanga Yoga Mantra

 

 

Ashtanga Vinyasa Yoga

Ashtanga Vinyasa Yoga è lo yoga dinamico per antonomasia nel quale viene principalmente enfatizzata l’armonizzazione tra il movimento e il respiro, detto appunto vinyasa.
L’Ashtanga Vinyasa Yoga è uno stile di Hatha-Yoga che ingloba:

  • la filosofia  degli Yoga Sutra di Patanajali e del suo “yoga degli otto passi”, appunto Astau-Anga Yoga;
  • la pratica psico-fisica si sviluppa con una serie di posizioni combinate tra loro in sequenze  fluide continue,  sincronizzate con il  respiro, questo crea un effetto detox su muscoli, articolazioni e organi interni, il calore interno e la sudorazione   aiutano l’eliminazione delle tossine;
  • le pratiche interne: rilassamento, meditazione, pranayama e mantra yoga, hanno lo scopo di calmare la mente, rinforzare il corpo in tutte le sue parti e aumentare la circolazione del prana.

La pratica si sviluppa gradualmente proponendosi come una vera e propria meditazione in movimento. Questo stile di Yoga è stato stigmatizzato in India a Mysore, dal maestro Sri K.Pattabhi Jois, allievo di Krishanamacharya, l’Ashtanga Yoga è praticato nel mondo da tantissime persone.

Tristhana e Vinyasa

Tristhana è il termine usato nell’Ashtanga per indicare i tre punti di attenzione nella pratica, che sono: asana, respirazione e dristhi.
Asana: Ogni posizione andrà praticata al meglio e imparata non solo singolarmente ma anche in relazione alla postura precedente e successiva. Fondamentale, col tempo, sarà imparare la corretta successione di respirazioni necessaria all’entrata, al mantenimento e all’uscita da ogni posizione (Vinyasa), inglobando inoltre la pratica consapevole delle chiusure energetiche (Bandha). Respirazione: la respirazione sonora (detta “vittoriosa” o Ujjayi) permette di mantenere la mente focalizzata e riscaldare il corpo. Inspirazioni ed espirazioni si succederanno in un movimento continuo e fluido senza forzare il respiro ma lasciando che la profondità degli atti respiratori si instauri naturalmente durante la pratica stessa.
Dristhi: i punti di focalizzazione dello sguardo infine (dalla radice Drastuh, il vedente, il testimone), saranno diversi a seconda delle posizioni e serviranno come ulteriore supporto al mantenimento dell’attenzione e alla focalizzazione della mente.

Series

Le serie di posizioni nell’Ashtanga Yoga sono graduali e consequenziali. Ne sono state concepite sei, con un incremento di difficoltà degli asana stessi e differenti effetti energetici. All’inizio di ogni Serie saranno praticati sempre i Saluti al Sole e in chiusura di sessione le Posizioni di Chiusura. La ripetizione delle posizioni, pratica dopo pratica, permette di aumentare il grado di profondità degli asana dando al praticante un utile strumento di lavoro. La Prima Serie è detta “Primary Series” o “Yoga Chikitsa” (Yoga Terapia) e si basa fondamentalmente su posizioni in piedi, piegamenti in avanti e torsioni, con molti vinyasa di passaggio. Il lavoro è centrato sulla zona del bacino, sia dal punto articolare che energetico, e sull’eliminazione di apana vayu. La seconda serie o “Intermediate Series” è detta “Nadhi Sodhana” o Purificazione delle Nadhi (canali energetici) e consta di un’alternanza tra piegamenti indietro e piegamenti in avanti estremi, lavorando maggiormente su prana vayu. Le altre quattro sono le Advanced Series con posizioni complesse che prevedono una mobilità articolare non indifferente, volte a stabilizzare l’energia e le due precedenti Series.

Linee guida per la pratica

Una sessione di Ashtanga Yoga inizia solitamente con qualche breve esercizio di stretching consapevole o warmin’ up (riscaldamento). Si passerà poi alla rituale recitazione del Mantra di apertura, e alla pratica dei Saluti al Sole. Normalmente seguiranno le posizioni in piedi e la pratica di una delle Serie o di parte di essa. Enfasi verrà data al ritmo della pratica e all’armonizzazione del respiro. Le posizioni si svilupperanno gradualmente permettendo un lavoro di integrazione su più livelli. Si chiuderà sempre la sessione con le Posiz. di chiusura (inversioni) che permetteranno un ribilanciamento energetico, fisico e mentale. Pratiche interne potranno essere aggiunte al termine del rilassamento (pranayama, canti,meditazione).
Importante non aver ingerito cibo nelle ore precedenti la pratica. Per le donne la pratica fisica vigorosa dell’Ashtanga durante il ciclo mensile viene sconsigliata e normalmente sostituita con una pratica più morbida o con una piccola pausa di tre o quattro giorni (Ladies’ holidays). Particolari sessioni “tecniche” potranno essere inserite periodicamente nella normale routine per focalizzare meglio alcuni punti della pratica stessa. Le classi di Ashtanga vengono tradizionalmente suddivise in autopratica personale con la supervisione del maestro (“Mysore style”, nelle quali l’enfasi è data sulla profondità della pratica dei vari asana) e sessioni guidate comuni (“Led Class”, nelle quali l’enfasi è data sul ritmo della pratica).

 

 Ashtanga Yoga Mantra

Ashtanga Yoga Mantra di apertura:

La pratica dell’Ashtanga inizia tradizionalmente con la recitazione del mantra di apertura. Anzitutto la parola mantra significa liberare la mente e viene dalla contrazione dei termini sanscriti manas (mente) e trayati (liberare). Sostanzialmente consiste in una formula formata da una o più lettere o sillabe o frasi generalmente in Sanscrito, che devono essere ripetute al fine di ottenere un particolare effetto sul piano mentale ma anche sul piano fisico ed energetico. Ciò che noi chiamiamo Ashtanga Mantra in realtà è formato da due shlokas (versi) da due differenti fonti. Il primo è un verso dallo “Yoga Taravali” di Sri Shankaracharya (uno dei più importanti santi dell’India, un maestro di yoga e divulgatore della filosofia non dualista dell’Advaita-Vedanta) e il secondo verso proviene da una lunga preghiera a Patanjali che compilò gli Yoga Sutra (approssimativamente nel 2.500 a.C. ) il testo base della filosofia yoga, che è una guida allo yoga come pratica spirituale e un esame del nostro vero Sé e della sua natura. Il linguaggio originale del mantra è il Sanscrito, la più antica lingua a noi rimasta. Il sanscrito fu creato in modo tale che ogni suono fosse connesso con un particolare stato di coscienza. Così ogni mantra in Sanscrito, se ripetuto di seguito diverse volte, dovrebbe portare ad un certo stato di consapevolezza. Il mantra è stato tradotto diverse volte con varie interpretazioni delle singole parole. Invece di vedere il mantra come una semplice traduzione letterale dal Sanscrito, ci può aiutare di più considerarlo come un’invocazione e una parte integrante della nostra pratica di yoga. Ciò fornisce una guida per sperimentare la nostra pratica di asana in un più ampio contesto filosofico direttamente collegato con gli Yoga Sutra di Patanjali e gli otto rami dell’Ashtanga Yoga. Così noi cantiamo all’inizio della pratica in modo che un sentimento di santificazione nasca dall’interno; ci arrendiamo, perché nulla può essere appreso senza che si abbia l’umiltà per imparare. Così all’inizio della pratica, se pensiamo a qualcosa di superiore, ogni atto avrà una sua sacralità, sarà un’offerta di noi stessi, rendendo grazie per la opportunità di praticare per il bene di tutti. Stabilire quest’intenzione iniziale trasforma lo yoga in una pratica spirituale.
Om
“Om significa tutto, onniscienza, onnipresenza e onnipotenza. Om è stato descritto come il suono primordiale, presente in tutta la materia vivente. Un’altra traduzione per Om è Pranava derivante dalla radice “na” che significa lodare, al quale è stato aggiunto il prefisso “pra” che denota superiorità. Pranava significa dunque “la più grande lode” o “la più grande preghiera”. Il simbolo sanscrito AUM ( la cui pronuncia diviene Om) è composta da tre sillabe: A, U, M. La lettera A simbolizza la coscienza, o lo stato di veglia (jagrata-avastha) , la U lo stato di sogno (svapna-avashta) e la M lo stato di sonno senza sogni (susupta-avashta). Il simbolo nella sua completezza, con il crescente e il punto, simbolizza un quarto stato (turya-avashta) che combina i tre stati precedenti, trascendendoli. Questo è lo stato super-cosciente del Samadhi. Le lettere simbolizzano anche rispettivamnte la parola (vak), la mente (manas) e il respiro vitale (prana). Altrettanto le tre lettere rappresentano rispettivamente le dimensioni della lunghezza, della larghezza e della profondità mentre l’intero simbolo rappresenta la divinità, che è oltre ogni forma e dimensione. Ancora le lettere rappresentano l’assenza del desiderio, della paura e e della rabbia, mentre l’intero simbolo riecheggia l’essere umano perfetto, la cui saggezza è fermamente stabilita nel divino. Inoltre le lettere rappresentano presente, passato e futuro, e rispettivamente l’insegnamento di padre,madre e guru. Ancora i tre rami dello yoga Asana, Pranayama e Pratyhara. L’intero simbolo, come detto, rappresenta il Samadhi, lo scopo del livelli prima menzionati. Infine Om simboleggia la realizzazione del divino dentro di noi, che libera lo spirito umano dai confini di corpo, mente e ego. “ (estratto da “Teoria e pratica dello Yoga – B.K.S.Iyengar)
Vande gurunaam chaaranara vinde
Mi prostro ai due piedi di loto della pluralità dei Guru
Prego ai piedi di loto del Guru Supremo
Mi prostro ai piedi di loto del lignaggio dei maestri
Porgo me stesso in devozione ai piedi del guru
La prima linea è una metafora della pratica stessa. Pensando alla pratica come essa stessa insegnante o guru, noi ci offriamo ad essa e guardiamo ad essa come guida. Ci arrendiamo fidandoci della potenza di una tradizione che ha avuto la forza di rimanere intatta per migliaia di anni, un sentiero che è stato disegnato con lo scopo della libertà. In questa accezione l’arresa non è una qualità della debolezza; essa invece significa assenza di paura, fiducia e sicurezza.
“E’ usanza nella tradizione indiana di offrire saluti alla fonte di ogni conoscenza come segno di umiltà e anche per cercare di ottenere la benedizione dei maestri prima di iniziare qualsiasi lavoro importante e degno di credito. Riconoscendo il suo maestro, Adi Sankara (che scrisse il primo shloka del mantra) ci dice che vuole che anche noi seguiamo il suo esempio, in modo da essere guidati in modo corretto e attento. Solo allora potremo ottenere uno stato mentale caratterizzato da pace, chiarezza e gioia. Ciò
perché lo studio dello yoga è esperenziale e non intellettuale. Perciò è importante che chi ci guidi abbia sperimentato lo yoga nel piùvero senso della parola. “ (commentario allo Yoga Taravali di T.K.V Desikachar e Kausthaub Desikachar)
“Questo canto è anche una meditazione sul guru, che significa “colui che rimuove l’oscurità” o ignoranza. Significa anche “pesante” non nel senso che il guru sia in sovrappeso ma nel senso che egli non è distratto dagli altri e dalla natura cangiante del mondo; è sereno e centrato. I piedi del guru sono il riparo dove ci rechiamo quando sentiamo i dolori dell’esistenza, in modo da far sorgere la felicità innata del puro essere, o semplicemente le cose come realmente sono. Il Guru si riferisce anche alla Sushumna Nadi, o linea verticale, che è cava come una canna ed è il centro dal quale ogni cosa viene generata. Questo centro-guru dentro di sé ha un’immensa gravità e una qualità magnetica. Il processo yogico apre il canale centrale del corpo e il prana, o energia, entra in esso, e si dice che spazio e tempo si dissolvano. Il lavoro del maestro è di guidare lo studente verso il canale centrale usando varie tecniche per risvegliarlo al momento presente, o alla naturale attenzione immediata. Lo studente altresì è detto Laghu o pesopiuma. Inizialmente egli “orbita” intorno al campo gravitazionale del maestro. Eventualmente Laghu diviene Guru, o trova il guru al centro del proprio cuore. (Richard Freeman – The Yoga Matrix)
Sandar shita swaatma sukhava bhode
Che risveglia l’intuito nella felicità del puro essere
Che insegna la buona conoscenza
Che conferisce grande benedizione alla mia anima
Sukha è normalmente tradotto con felicità o gioia. Bodhe viene dalla radice sanscrita “bd” che significa conoscere. Insieme questi termini descrivono la reale intenzione della pratica yoga: la conoscenza della felicità, o la conoscenza del Sé, o Svatma.
Nishrey yase jaangalika yamane
Colui che è il dottore della giungla
Che è l’incantatore di serpenti
Questa è un metafora sia per lo studente che per il guru rispetto la pratica dello yoga. Il jaangalika yamane è colui il quale è abile nel curare. Nishrey yase significa senza paragoni o oltre il bene. Dunque le possibilità terapeutiche della pratica sono senza eguali. La metafora dell’incantatore di serpenti usata da Sankara è molto simbolica. Egli sottolinea infatti che grazie al maestro il veleno (dell’ignoranza) che è in noi e che causa miserie nella nostra vita, può essere controllato, similmente all’incantatore che controlla un serpente velenoso.
Samsara haala hala moha shantye
Che è abile a rimuovere il veleno dell’ignoranza dell’esistenza condizionata
Che distrugge la rete velenosa del Samsara, riducendo le illusioni che ci legano
Rimuovendo il veleno dell’ignoranza che incatena la mente all’esistenza condizionata
I samsara sono schemi comportamentali che si manifestano come limitazioni nella nostra pratica e nelle nostre vite emozionali e spirituali. Spesso noi non siamo coscienti di queste risposte condizionate che creano delusioni negative o , appunto, avvelenate. Secondo Desikachar “ Quando parla della rete velenosa del Samsara, Adi sankara si riferisce ai problemi che nascono nella nostra mente e nel nostro corpo così come pure nella nostra capacità di comunicazione. E’ altresì importante notare come Sankara parli di ridurre i nostri problemi, non di eliminarli o distruggerli. Questo perché egli non vuole che li rifiutiamo, ma che lavoriamo per risolverli ”. Pensare alla pratica dello yoga come un veicolo per la pacificazione delle delusioni (Moha shantye) è un’idea potente che riecheggia devozione, buona volontà e arresa dentro di noi. La pratica data dal guru dissipa samsara halahala, o il veleno dell’esistenza condizionata. Nella mitologia indiana halahala o il nettare, sgorgò quando gli dei agitarono l’oceano (simbolizzando il processo yogico di purificazione). Halahala è un sottoprodotto venefico e tossico che nasce quando qualcuno inizia a lavorare per scoprie la verità. Non apena halahala iniziò a lambire le spiagge gli dei non seppero cosa fare. Così Shiva, il guru dei guru, apparse e lo bevve senza deglutire, senza accettazione o rifiuto. Il veleno face diventare blu la sua gola, ed è per questo che Shiva è chiamato “nila cantu” o “dalla gola blu”.
Abahu purusha karam
Mi prostro al saggio Patanjali
A Patanjalli, un’incarnazione di Adisesa
Il secondo verso del mantra è un omaggio a Patanjali, che scrisse gli Yoga Sutra. Inchinandoci o offrendo lode ad egli, simbolicamente riconosciamo la pratica dello yoga come una pratica spirituale e un veicolo di trasformazione. Secondo la mitologia indiana Patanjali si dice essere un’incarnazione di Adisesa, il cobra.
Shankha chakraasi dharinam , Sahasra shirasam shvetam
Di colore bianco con mile teste radianti, mantiene (dharinam) una spada (asi-la discriminazione), una ruota di fuoco (chakra-disco di luce che rappresenta il tempo infinito) e una conchiglia (shankha-che rappresenta il suono divino).
Dal regno divino, portando una conchiglia, un disco e una spada (che rappresentano la padronanza sul linguaggio, sulla filosofia e sulla medicina).
In pratica si parla della saggezza di Patanjali, per metà umano, di colore bianco simbolo di purezza, con mille (saharsa) teste radianti (sirasam). Ciò indica che Patanjali è un risvegliato o essere realizzato, e che il suo chakra corona è aperto.
Pranamaami patanjalim
Ad egli io mi prostro
Om shanti, shanti, shantihi
Om pace, pace e pace

Mantra di chiusura:

Om swasti prajaabyham paripaala yantaam / Jnaayena maargena mahiim mahimshaam / Go braahmanebhyach shubhamastu nityam / Lokhaa samastaa sukhino bhavantu // Sarve jana sukhino bhavantu / Samasta sanmangaalini santu / Lokhaa karlyana samridi rastu / Vishva shanti rastu // Om shanti shanti shantihi
Possa la progenie della terra essere guidata e protetta di nostri leaders sul sentiero della virtù.
Ci possa essere il bene grazie all’unione tra noi e l’ Impermanenza.
Ci possa essere pace per tutti gli esseri viventi in ogni luogo.
Possano tutti gli uccelli essere felici.
Possano esserci buoni auspici in ogni dove.
Possa la liberazione crescere per tutti,
Possa esserci pace ovunque

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